Descrizione
Il villino Foti-Arcodaci, venne fatto edificare nel 1911 dal Barone messinese Ignazio Foti su progetto dell'ingegnere G. Ravidà, del quale i documenti d'archivio non rivelano altre opere sul territorio. Sorge all'incrocio tra la via Operai e la via Roma, in quello che rappresenta uno dei punti nodali della città, ed è l'unico rimasto di una serie di villini costruiti in quegli anni ai margini della via Roma. Villini che, in parte non furono mai edificati e in parte vennero barbaramente demoliti nel corso degli anni per dare spazio a nuove costruzioni e nuove strade.
La particolarità principale di questo villino, sta nell'attento inserimento, in fase di costruzione, di un sistema di tiranti che ne assicurano l'inscatolamento e la stabilità statica e nella sostituzione dell'incannucciata per la realizzazione delle voltine e delle tramezzature con rete metallica; esso, infatti, venne costruito subito dopo il terremoto di Messina del 1908, a causa del quale, il committente, il Barone Foti appunto, aveva perso molti parenti.
Il villino ha pianta leggermente trapezoidale con i prospetti principali perfettamente paralleli rispettivamente alla via Roma ed alla via Operai. All'esterno ha un marcato sviluppo orizzontale sottolineato da un coronamento aggettante scandito da beccatelli in legno ed interrotto, nella parte centrale, da due alti e sporgenti pilastri con decorazione floreale che incorniciano e sottolineano gli ingressi. Questi ultimi sono ulteriormente definiti da pensiline in ferro battuto sulle quali, originariamente, erano inseriti dei vetri colorati. Sulle due facciate principali sono presenti elementi decorativi tipici dell'Art Nouveau come la linea ondulata del cornicione, le decorazioni floreali, le cornici di porte e finestre e l'elegante zoccolo di base, trattato plasticamente con scanalature orizzontali.
Internamente le stanze sono disposte intorno ad un disimpegno centrale dal quale una piccola scala in legno porta alla soffitta. Tutte le camere, realizzate con controsoffittatura in volta a schifo, avevano i soffitti dipinti a tempera. Questi ultimi, a causa della mancata manutenzione del tetto, sono in gran parte crollati, e solo nel 2007 si è proceduto allo stacco e alla ricollocazione durante il recente intervento di restauro. La recinzione, così come la cancellata in ferro battuto, sono attribuite ad un artigiano locale conosciuto come "Giovanni u Palummu" che risulta essere attivo in tutta la provincia nei primi anni del secolo. Sfortunatamente questa pregevole opera è stata rimossa durante il periodo fascista. Gran parte della recinzione oggi visibile è frutto del restauro.